Parliamo di storia e di futuro. Qual è il futuro delle concessionarie delle auto di lusso? La risposta ce la dà il nostro direttore Davide Baraldini, insieme al racconto della storia dell’azienda

 

Sempre meno concessionarie Ferrari, ma di dimensioni più ampie. Tendenza inversa, invece, per Maserati, che vede un incremento della propria rete.
È questo il futuro della distribuzione per le due storiche Case sportive secondo Davide Baraldini, direttore di Ineco.
La sua considerazione parte da un’osservazione tanto semplice, quanto logica e puntuale: «Il livello di attenzione che Ferrari riserva ai propri clienti è altissimo, per questo sono fondamentali risorse e dimensioni maggiori per poter garantire servizi e un’attenzione al cliente completi».
Davide, che ha preso in mano le redini dell’azienda bolzanina nel 2001, ripercorre la sua storia professionale e quella della concessionaria, che proprio lo scorso anno ha festeggiato i suoi primi 25 anni.

Ho avuto il piacere di conoscere Davide Baraldini circa un mese fa. Quando l’ho contattato per un’intervista si è dimostrato subito disponibile e felice di poter raccontare la sua storia e quella della sua azienda.

Appuntamento lunedì mattina, ore 9.00. Arrivo in concessionaria con dieci minuti di anticipo. Mi riceve Elisabetta Santi, Responsabile Marketing. Mi dice che il direttore sarebbe arrivato di lì a poco. Approfitto della splendida giornata di sole per fare un giro tra le auto esposte. Dopo qualche minuto mi raggiunge Davide Baraldini, un uomo giovane ed elegante, sulla quarantina. Lo conosco di persona per la prima volta. Mi fa strada e ci accomodiamo nel suo ufficio. Una stanza ordinata, le foto delle auto sulle pareti sembrano raccontare da sole la storia di Ineco. Una storia che ha inizio con il padre di Davide, più di 40 anni fa.

Davide, come è iniziata l’avventura di Ineco?
«Mio padre ha sempre lavorato nel settore automobilistico. Iniziò come progettista in Lamborghini negli anni ‘70, successivamente divenne socio di una società bolzanina che distribuiva Suzuki e fuoristrada su tutto il territorio italiano. L’azienda era anche concessionaria Ferrari, sia in Germania che nel Triveneto.
Un giorno, il socio di maggioranza decise di avviare un’attività parallela come costruttore di automobili. Ferrari a quel tempo gli comunicò che, se avesse fatto questa scelta, non avrebbe più potuto distribuire le sue auto. Questa persona andò comunque avanti per la sua strada e Ferrari diede allora il mandato per il Triveneto a mio padre: così è nata Ineco».

 

“Il futuro delle concessionarie Ferrari? Sempre meno ma più grandi.Viceversa per Maserati: più numerose e più piccole”

 
-Davide Baraldini

 

E lei, invece, quando ha cominciato?
«Sento parlare di automobili sportive da quando sono nato e, anche se mio padre non mi ha mai costretto a fare questa scelta, credo che sarebbe stato davvero un peccato non provare a vedere se questa strada sarebbe piaciuta anche a me. Così, terminati gli studi, nel 2001 sono entrato in azienda, assumendo nel tempo responsabilità sempre più grandi».

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I vostri clienti da dove vengono?
«Principalmente dal Triveneto, perché Ferrari in principio ci affidò questo territorio. Nel 1988 chiesero a mio padre di organizzare anche la rete commerciale tedesca, per poi arrivare alla fondazione di Ineco che, attualmente, è concessionaria esclusiva Ferrari per il Triveneto e dal 2014 dell’Emilia Romagna.

Per quanto riguarda Maserati, invece, dal ‘98 siamo presenti a Verona e Venezia, in Trentino e in Friuli».

L’Italia per Ferrari è il mercato più importante?
«La nostra concessionaria copre il 33% del mercato italiano e con l’Emilia contiamo di arrivare al 40%. L’Italia rappresenta il 4% del mercato globale. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, seguiti dal Regno Unito».

Come mai solo auto sportive?
«Abbiamo sempre preferito vendere poche unità di elevatissimo valore e, nonostante le occasioni non siano mancate, non abbiamo mai voluto distribuire marchi più generalisti perché avrebbe significato inseguire soltanto i numeri, tralasciando molti altri aspetti».

Quindi cosa fa la differenza secondo lei?
«L’attenzione ai clienti. Ecco perché ci teniamo a coinvolgerli, soprattutto dopo la vendita».

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In che modo?
«Organizziamo molte iniziative per stare con loro: andiamo in pista, facciamo giri in giornata o per tutto il weekend. Come una sorta di piccola “agenzia di viaggi” (ride)».

Qual è stata la vostra più grande soddisfazione?
«Senza ombra di dubbio il fatto che ci abbiano affidato l’Emilia Romagna, terra natia della
Ferrari. Una grandissima dimostrazione di fiducia».

Qual è la leva che Ineco usa per vendere? Il Passaparola?
«Per quanto riguarda Maserati, considerando che lo sforzo più grande è riuscire a far conoscere e apprezzare il brand a clienti abituati ai prodotti tedeschi, direi che il passaparola funziona benissimo. Per quanto riguarda Ferrari, invece, cerchiamo sempre di creare le giuste occasioni d’uso per dare ai clienti l’opportunità di utilizzare la propria auto».

Prima di salutarci Davide si alza e si dirige verso la finestra del suo ufficio che dà sull’officina. Mi avvicino anche io: i meccanici sono a lavoro, stanno sistemando il motore di una Ferrari bianca, bellissima. Davide coglie al volo il mio sguardo curioso e mi invita a scendere giù con lui per poterla osservare nel dettaglio. Per me è una vera emozione: non avevo mai visto il motore di una macchina sportiva prima di allora e riesco immediatamente a intuirne la potenza. «La carenatura è in fibra di carbonio», mi dice Davide, interrompendo i miei pensieri e anticipando la mia domanda. «Un materiale molto leggero, ma al tempo stesso estremamente resistente. L’ideale per auto sportive di questo tenore». Stavolta sono io a interromperlo:

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Davide, secondo lei qual è la Ferrari più bella?
«Enzo Ferrari direbbe: “la prossima” e io la penso come lui. A me, personalmente, piace molto la FF: una vettura a quatto posti con trazione integrale. Anche se non rientra nei classici canoni Ferrari, io la trovo bellissima».